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La storia Aldo, l'alchimista verde

E’ attratto dalla forza e dalla potenza dei semi antichi, che resistendo alle intemperie si sono arricchiti e fortificati. Li raccoglie e li cataloga nel suo laboratorio, usandoli per i suoi vivai. Ha un giardino botanico con oltre 360 varietà di piante officinali e di macchia mediterranea

- 30/03/2017

di Alessandro Ciulla

In Sicilia, nel cuore del territorio che fu, oltre quattro mila anni fa, dei Sicani vive un alchimista senza auto. Si sposta ogni giorno dal piccolo paese in cui vive, in autostop, sino alla sua campagna, perché le cose, secondo lui, si spostano da sole. Il suo nome è Aldo. Sulle pareti di un salotto ha appeso le sue favole sotto forma di sculture di legno. Vicino, adagiati su un tavolo, si vedono quarantaquattro capitoli di un libro senza fine, in cui sta consegnando i suoi sogni.

“Quando uno nasce, la prima cosa che fa è respirare” ci dice. Noi non ce ne accorgiamo, ma il più grande patrimonio che abbiamo è il respiro. Finito il respiro, finisce il viaggio. Purtroppo, oggi, non respiriamo. Rimaniamo bloccati nel petto. Non arriviamo più giù. Si dovrebbe respirare arrivando allo stomaco sino all’ombelico e al cordone ombelicale, che ci lega alla madre e alla terra.

Dalla mattina alla sera Aldo posa i piedi per terra e si chiede dove sta andando, perché è nato in questa parte di Sicilia e chi ce l’ha portato. E ogni giorno trova le sue risposte negli elementi del paesaggio della sua campagna. Quando incontra un’erba o una roccia e pensa di conoscerle, si accosta e dà loro un nome, che poi diventa una favola o una poesia.

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Chi si aspetta da Aldo delle risposte accademiche, quando si chiede della sua vita, rimane deluso. Lui non può darle. La complessità esiste già nella vita stessa, nel momento in cui ti trovi a vivere in questo mondo, che è al contempo meraviglioso e terribile. “Lì trovi la complessità” ti aggiunge quasi compassato. L’esistenza di quest’uomo non ha uno svolgimento classico, con un inizio e una durata per come siamo abituati a cercarli. Da trent’anni scrive il suo libro e l’unica certezza che ha è avere compreso che si deve preparare a saltare da un sogno all’altro durante la sua esistenza.

Ha venticinque tavoli in casa. Quando si scoccia, ne abbandona uno per usarne un altro, e poi un altro, e un altro ancora in un’altra camera oppure giù, al piano di sotto, o, ancora, in quello che tiene in campagna. Se non saltelli esplorando tutto l’ambiente, secondo lui non potrai mai capire il filo conduttore della tua vita. Riconosce la sua identità quando si vede identico a quello che lo circonda nella Natura.

E’ attratto dalla forza e dalla potenza dei semi antichi, che resistendo alle intemperie, al freddo e al caldo, hanno accumulato delle informazioni, che li hanno arricchiti e fortificati, portandoli a crescere sempre di più. Li raccoglie e li cataloga nel suo laboratorio, usandoli per i suoi vivai. E in questo mondo naturale Aldo si identifica da una vita. ”La clorofilla è sangue verde. Appena l’assumi diventa sangue rosso” ci rivela. Così, per esempio, quando ha una carenza di ferro, va alla ricerca di piante che abbiano una clorofilla con questa ricchezza.

Noi siamo fortemente correlati con l’ambiente che ci circonda, che può darci luce o buio. Ognuno di noi ne ha uno, il suo. Può essere una scuola, una banca, una città o un’isola. Fuori dal nostro ambiente, però, ci manca il respiro. In un barilotto conserva da quarant’anni il vino di sua madre. Lo chiama perpetuo, perché quando ne toglie un po’ ne aggiunge dell’altro. In questo modo non finisce mai.

Aldo ha un giardino botanico nella sua campagna con oltre 360 varietà di piante officinali e di macchia mediterranea. Prepara dei vini medicinali con le erbe secondo la ricetta di Plinio il Vecchio, quando non c’era l’alcol e le tinture alcoliche si facevano col vino. Con le ceneri di Artemisia e le foglie bruciate di ulivo toglie l’amarume delle olive in salamoia, coprendole poi con finocchietto selvatico, foglie di alloro e origano. In un mobile ha raccolto elisir realizzati con 130 tipi di erbe. Ognuno ha un anno di lavorazione. Ha la passione di una vita quest’uomo e il respiro di un viaggio.

 

La storia scritta da Alessandro Ciulla è tratta dalla pagina Facebook "Il giro del cappero"

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